lunedì 6 gennaio 2014

Pierino torna a scuola (1990)

   Dopo Pierino colpisce ancora, come ho già scritto, cala il sipario sul grande Alvaro Vitali, trentaduenne e con quattordici anni di cinema alle spalle (quattro scritture consecutive da Fellini, e poi Monicelli, Magni, Polanski, Risi, Sordi, Gassman, Tognazzi, eccetera). Un fatto inspiegabile. Forse spiegabile solo dal fatto che Alvaro è ormai per tutti Pierino e la gente non crede che possa fare altro o di meglio. Solo Sergio Citti nel 1987 gli fa fare un ruolo in Mortacci, mettendolo in coppia con il vecchio e quasi afono Aldo Giuffrè. Poi più niente, con il povero Alvaro costretto a mendicare particine che non gli danno e a fare l’ospite alle trasmissioni che ricordano Fellini. Anche Alvaro probabilmente si è convinto di poter fare solo Pierino, perché quando lo intervistano parla sempre di progetti di ritorno del personaggio (Don PierinoPierino contro Fantozzi), anziché pensare ad altro. Io per esempio lo vedrei bene a fare qualche cosa tipo Il cappotto di Gogol (avete presente Rascel?). Ma forse e molto più semplicemente essendo morto il cinema italiano, l’Alvaro attore è morto con lui (come anche Banfi attore, il Lando attore e molti altri), mentre sono rimasti vivi e proliferano i non attori Massimo Boldi e Leonardo Pieraccioni (De Sica no: lui secondo me il talento ce l’ha, fa solo merdate, ma il talento ce l’ha).
   Nel 1990 il produttore Carmine De Benedittis mette in cantiere il ritorno di Pierino progettando due film, uno con il suo ritorno a scuola e l’altro con il suo richiamo alle armi. Nasce così Pierino torna a scuola, terzo (e di fatto ultimo) film della serie ufficiale, che comincia proprio dove finiva il precedente di otto anni prima. Con Pierino che perde sistematicamente un lavoro dietro l’altro. All’inizio del film Pierino lavora al cinodromo, dove gli fanno sostituire la lepre meccanica. Stanco dei lavori, decide di ritornare a scuola appunto, dove si innamorerà della supplente, farà un casino dietro l’altro e si farà bocciare all’esame finale (meno esilarante di quello di Pierino colpisce ancora). Finchè, a fine film, gli arriva la cartolina precetto.
   Il mitico tema musicale di Pierino resta, senza però la canzone, e la fotografia fa vedere un po’ di più il centro di Roma, rispetto ai primi due. A Girolami subentra Mariano Laurenti (anche lui di grande mestiere e perfettamente a suo agio) e il cast è del tutto rinnovato. Giulio Massimini fa il padre di Pierino (come già fece nell’episodio pilota della serie televisiva), sempre titolare dell’osteria, l’ex miss Italia Nadia Bengala fa la supplente bona (ma non si spoglia, si prende sul serio e recita con i piedi), e al posto del nonno Riccardo Billi c’è la mitica Sora Lella come nonna, veramente all’altezza, già solo per la presenza e il tono di voce, che si gioca al Totocalcio la pagella di Pierino. Tornano anche un po’ di caratteristi vecchie glorie, quasi tutti all’ultima apparizione: Franco Caracciolo è il fidanzato checca della sorella, Alfonso Tomas (il dottor Tomas non è in sede) è il cameriere con i tic, che ovviamente serve il brodo, Bruno Minniti il supplente macho e Jimmy il Fenomeno il venditore di pappagallini (non so se sia vero l’aneddoto che gira, per cui per fare questa parte di cinque minuti avrebbe rifiutato di fare il protagonista di La voce della Luna di Fellini al posto di Villaggio, probabilmente è falso, ma mi piace pensare che sia vero).

   Il film, però, zoppica, e non poco. Alvaro è in forma smagliante e probabilmente non è nemmeno colpa della regia di Laurenti. La volgarità e la cattiveria sono molto ridotte (anche se Marco Giusti sul suo dizionario, fa notare che non è così e prende ad esempio lo scherzo sullo stronzo del cane e la battuta che per entrare in Rai devi avere un garofano all’occhiello), e il complesso ne risente. Anche gli altri non avevano trama, ma erano organici, questo no. Battuta dopo battuta ti aspetti sempre che il film stia per cominciare veramente e in un attimo non vedi l’ora che sia finito. Forse ci sono stati dei problemi durante la lavorazione, visto che Minniti ha dichiarato di avere lasciato il set dopo un paio di ciak per l’aria che tirava, e forse proprio per questo il film su Pierino alla Naja non lo hanno fatto (anche se nella scena finale l’appuntamento viene lanciato), perdendo l’ennesima grande occasione.